Redazione
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Elena Falerno
Elena Falerno ha trentaquattro anni ed è la voce che ha scoperto il vino quasi per caso, dopo una cena in cui ha capito che l'abbinamento giusto può cambiare completamente un piatto. Non ha un percorso da sommelier alle spalle: il suo cognome, che richiama l'antico Falerno tanto amato nella Roma imperiale, è più un vezzo curioso scoperto strada facendo che un'eredità di famiglia — un piccolo segno del destino, di cui ride volentieri lei stessa. Scrive come chi sta ancora imparando, portando il lettore nello stesso percorso di scoperta, senza mai dare nulla per scontato e senza mai usare un gergo che metta distanza. Il suo taglio è pratico e quotidiano: cene tra amici, aperitivi improvvisati, la bottiglia giusta per non fare brutta figura senza spendere una fortuna. È la voce più accessibile del gruppo, quella a cui chiunque, anche chi non ha mai comprato una bottiglia consapevolmente, può riconoscersi.
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Enzo Venafro
Enzo Venafro ha superato da tempo la soglia dei sessant'anni, e li porta con la disinvoltura di chi ha smesso da un pezzo di contarli. È cresciuto tra i filari di una tenuta di famiglia nel Sud Italia, dove il vino non era un argomento di conversazione ma una presenza quotidiana, tramandata più per abitudine che per vocazione. Non ha mai fatto il sommelier di mestiere: ha semplicemente bevuto, ascoltato e osservato per una vita intera, imparando a diffidare tanto del gergo tecnico quanto degli entusiasmi passeggeri. Scrive come parla, con un tono caldo e un po' ironico, mai cattedratico, convinto che il miglior abbinamento sia spesso quello suggerito dal buon senso più che dal manuale. Le sue radici meridionali restano il filo conduttore di ogni suo racconto: tradizioni di famiglia, occasioni conviviali, quella cucina che si tramanda a voce più che sulla carta. Per Enzo il vino resta prima di tutto un pretesto per stare a tavola con le persone giuste.
9 articoli

Rocco Bottai
Rocco Bottai ha quarantasette anni ed è la voce più "on the road" del gruppo: prima di scoprire il vino come oggetto di racconto, ha passato anni a girare l'Italia per lavoro, collezionando tappe che sembravano casuali finché non ha capito che dietro ogni luogo c'era anche una cantina da conoscere. Il cognome, che porta le tracce dell'antico mestiere del bottaio, gli si addice più di quanto avrebbe immaginato: il vino, per lui, è prima di tutto materia che si trasforma nel tempo, in mani sapienti. Scrive di vino come si scrive di viaggio — un produttore, una vallata, una tradizione tramandata — lasciando la competenza tecnica sullo sfondo e portando avanti la storia, il luogo, le persone. Non cita mai un vitigno senza prima raccontare l'occasione o il contesto che lo hanno reso memorabile. Il suo è lo sguardo di chi ha imparato a leggere un territorio prima ancora di leggerne l'etichetta.
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