A casa mia il vino rosso si beveva a temperatura ambiente, questa era la regola non scritta. Il Frappato è stata l'unica eccezione che mio nonno accettava senza discutere: un rosso che si versa quasi freddo, e che nella piana di Vittoria si fa così da prima che qualcuno si mettesse a scriverne le regole.
Origine e storia
Del Frappato si parla già nel 1760, quando l'abate Domenico Sestini, botanico appassionato di viti, lo cita nel suo "Memoriale sui vini di Vittoria" descrivendone il legame stretto con quella terra. Sul dove sia nato, però, non c'è pieno accordo: c'è chi ne ipotizza un'origine iberica, arrivata in Sicilia con gli scambi marittimi di secoli fa, e chi invece lo colloca, sulla base di studi genetici più recenti, dentro la grande famiglia dei Nerelli siciliani, imparentata a sua volta con il Sangiovese. Io la trovo una discrepanza che dice più cose di quante ne nasconda: un vitigno che ha attraversato il mare, o che è sempre stato di casa qui — in entrambi i casi, un'uva che a Vittoria ha trovato la sua terra da secoli, prima ancora che il nome comparisse su carta.
Il nome stesso, dicono i vecchi, verrebbe da "fruttato", e infatti lo si sentiva chiamare anche Frappato Nero di Vittoria, o più semplicemente Frappatu, come si dice ancora da queste parti. Per generazioni è stato il vino della quotidianità, quello che si tagliava con il più robusto Nero d'Avola per ammorbidirlo, prima che qualcuno pensasse di dargli un nome e un disciplinare tutto suo. Il salto di qualità arriva nel Novecento, quando i produttori della piana cominciano a capire che quella leggerezza che per anni era stata considerata un limite era in realtà la sua identità più preziosa. Nel 2005 il Cerasuolo di Vittoria, il vino nato proprio dall'unione tra Frappato e Nero d'Avola, diventa la prima e finora unica DOCG di tutta la Sicilia — un riconoscimento che ha portato con sé anche una nuova attenzione per il Frappato vinificato da solo, senza più il ruolo di semplice comprimario.
Zone di coltivazione
Il Frappato resta un'uva profondamente siciliana, concentrata soprattutto nelle province di Ragusa e Siracusa, dove i terreni sabbiosi della piana di Vittoria gli regalano quella leggerezza che lo contraddistingue. Se ne trovano tralci anche altrove nell'isola, ma è qui, tra Vittoria, Acate, Comiso e Chiaramonte Gulfi, che il Frappato è ancora oggi coltura di famiglia, tramandata di podere in podere. La vicinanza al mare gioca un ruolo non secondario: le brezze che risalgono dalla costa ragusana mitigano il caldo estivo e mantengono nell'uva quell'acidità viva che poi si ritrova nel bicchiere. Molti vigneti restano allevati ad alberello basso, la forma tradizionale che protegge i grappoli dal sole più diretto, anche se oggi convivono con impianti più moderni a controspalliera.
Profilo organolettico
Nel bicchiere il Frappato in purezza mostra un rosso rubino chiaro, con riflessi che virano al violaceo. Al naso si apre su rosa, viola candita e un tocco fumé che i produttori più esperti riconoscono a occhi chiusi, seguiti da fragola e ciliegia matura, a volte con un accenno di erbe aromatiche di macchia. In bocca è un vino che non alza mai la voce: corpo leggero, tannino appena accennato, acidità viva che lo rende scorrevole e fresco, quasi dissetante. È proprio questa leggerezza a giustificare l'abitudine, tutt'altro che una stranezza qui, di servirlo leggermente freddo. La vinificazione gioca un ruolo importante nel definirne il carattere: la maggior parte dei produttori sceglie l'acciaio per preservare freschezza e profumi primari, mentre solo pochi osano un passaggio in legno grande, che smussa senza appesantire.
Denominazioni collegate
Da solo, il Frappato trova casa nella Vittoria DOC e più in generale nella Sicilia DOC. In blend, insieme al Nero d'Avola, dà vita al Cerasuolo di Vittoria DOCG — la denominazione più prestigiosa della Sicilia orientale, dove il disciplinare prevede una quota di Nero d'Avola tra il 50 e il 70% e di Frappato tra il 30 e il 50%: il primo porta struttura, il secondo la freschezza floreale che rende il Cerasuolo così riconoscibile. Esiste anche una tipologia Classico, riservata alla zona di produzione storica attorno a Vittoria, che il disciplinare distingue con un affinamento più lungo.
Abbinamenti tipici
La leggerezza del tannino e l'acidità sostenuta fanno del Frappato un rosso che si comporta quasi come un bianco a tavola: regge bene il pesce, cosa rara per un vino rosso, e in particolare il tonno alla griglia o il pesce spada, dove la freschezza del vino pulisce la sapidità del grasso di pesce senza coprirla. Con le arancine — quelle di carne come quelle più delicate al burro — funziona per lo stesso motivo: acidità contro untuosità, mai il contrario. Bene anche con la pasta 'ncasciata, con le grigliate di carne bianca e con la caponata, dove la componente agrodolce trova nel vino un alleato più che un contrasto. Le arancine restano, a mio parere, l'abbinamento che meglio racconta questo vino: un piatto popolare per un vino altrettanto popolare, entrambi nati per essere condivisi a tavola senza troppe cerimonie.
Curiosità
Quello che resta un dettaglio insolito, anche per chi il vino lo beve da una vita, è proprio l'abitudine di servire un rosso leggermente freddo: una pratica che a Vittoria non è mai stata considerata una moda recente, ma un modo antico di rispettare la natura stessa del vino, troppo delicato per essere scaldato dal servizio a temperatura ambiente riservato ai rossi più robusti. Ancora oggi, nelle case della piana, capita di vedere la bottiglia di Frappato tenuta in un angolo fresco della cucina piuttosto che in cantina, proprio per averla sempre pronta a quella temperatura leggermente sotto l'ambiente che i vecchi consideravano l'unica giusta.
Temperatura di servizio consigliata
Tra i 14 e i 16°C, leggermente più fresco rispetto a un rosso strutturato: è la temperatura che ne esalta la parte floreale senza smorzarne il frutto.




