A Gries, frazione di Bolzano stretta tra i meleti e i primi contrafforti delle montagne, il vino scorre da un'abbazia benedettina prima ancora che da una cantina moderna. Il Lagrein è cresciuto lì, sul terreno ghiaioso che il torrente Talvera ha depositato per secoli, ed è ancora lì che dà il meglio di sé.
Origine e storia
Il nome Lagrein compare per la prima volta in un documento commerciale nel 1379, ma la sua fama era già consolidata prima: l'imperatore Carlo IV, nel suo "Ordinamento del vino" del 1370, indicava il "Lagreiner" come il migliore vino della zona di Bolzano. Sull'origine del nome gli studiosi si dividono in due filoni: c'è chi lo fa derivare dalla Vallagarina, la valle trentina che scende verso il Garda, e chi invece propende per un'origine greca, dalla città di Lagaria in Magna Grecia. A complicare il quadro, gli studi genetici più recenti indicano una parentela diretta con il Pinot Nero borgognone: un'ipotesi che rende il Lagrein tutt'altro che il vitigno isolato che il suo radicamento territoriale farebbe pensare. Riporto la discrepanza così come emerge dalle diverse ipotesi, senza sciogliere il nodo: sul nome resta il dubbio, sulla parentela genetica la ricerca più recente pare più solida.
Per secoli il Lagrein è rimasto un vino quasi esclusivamente locale, bevuto nelle osterie di Bolzano e raramente esportato oltre i confini della provincia. È solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento, con l'affinamento delle tecniche di vinificazione e una maggiore attenzione alla qualità in vigna, che ha iniziato a farsi conoscere anche fuori dall'Alto Adige, guadagnandosi un posto tra i rossi italiani più identitari e meno imitabili altrove, proprio per il suo legame quasi indissolubile con un unico territorio e con un clima che altrove è difficile da replicare.
Zone di coltivazione
Il cuore del Lagrein è Bolzano, e in particolare la frazione di Gries, dove il terreno alluvionale del Talvera ha regalato al vitigno la sua espressione più riconosciuta: i vigneti storici di Gries appartengono ancora in parte all'abbazia benedettina locale, da cui nasce la cantina Muri-Gries. Da lì la coltivazione si è estesa a tutta la zona altoatesina e, in misura minore, alla vicina provincia di Trento, dove il vitigno trova un secondo territorio d'elezione lungo la valle dell'Adige. Resta comunque un vitigno di nicchia rispetto ai grandi numeri nazionali, coltivato su superfici limitate ma curate con un'attenzione quasi artigianale dai produttori altoatesini, spesso su piccoli appezzamenti di proprietà familiare che si tramandano da generazioni insieme al mestiere. Il clima gioca un ruolo decisivo: le forti escursioni termiche tra giorno e notte, tipiche del fondovalle atesino circondato dalle montagne, permettono all'uva di accumulare zuccheri durante le ore calde senza perdere l'acidità che si ricostituisce nelle notti fresche, un equilibrio che si ritrova poi integro nel bicchiere.
Profilo organolettico
Il Lagrein si vinifica in due modi che raccontano due vini quasi opposti. Il Dunkel, la versione scura tradizionale, ha colore rubino intenso quasi impenetrabile, profumo di frutti di bosco maturi, spezie scure e un accenno di cacao, tannino robusto e struttura piena, capace di lunga tenuta nel tempo; le versioni più ambiziose vedono spesso un passaggio in barrique che arrotonda il tannino senza coprire il frutto. Il Kretzer, il rosato, il cui nome deriva dal setaccio usato tradizionalmente per separare il mosto dalle bucce, è tutt'altra cosa: colore rosa chiaretto intenso, acidità vivace, tannino appena percettibile, un vino snello pensato per essere bevuto giovane e che negli ultimi anni sta trovando nuovo pubblico proprio grazie alla sua immediatezza.
Denominazioni collegate
Il riferimento principale è l'Alto Adige DOC Lagrein, nelle due tipologie Dunkel e Kretzer, con la sottozona di Gries che rappresenta l'espressione più prestigiosa e che può fregiarsi della menzione in etichetta. Il vitigno compare anche nella denominazione Trentino DOC, sia come Lagrein rubino/Dunkel sia come Kretzer/rosato, a testimonianza della sua presenza consolidata su entrambi i lati del confine provinciale, pur restando l'Alto Adige il territorio a cui il vitigno resta più strettamente associato nell'immaginario dei bevitori.
Abbinamenti tipici
Il Lagrein Dunkel, con il suo tannino pieno e il frutto scuro concentrato, chiede piatti altrettanto decisi: gli arrosti di cervo e capriolo, la selvaggina in salmì e i formaggi di malga stagionati a lungo trovano nel vino un contrappeso che non si lascia sovrastare, anzi lo asseconda nella componente speziata. Il canederlo allo speck, piatto simbolo della cucina altoatesina, funziona altrettanto bene: la sapidità dello speck dialoga con il tannino senza asperità, e lo stesso vale per lo spezzatino di manzo con polenta, altro classico della tavola invernale altoatesina. Il Kretzer segue una logica diversa, più leggera: accompagna i salumi di montagna e i primi piatti a base di verdure senza mai appesantire il pasto, ed è perfetto anche come aperitivo nelle giornate estive in quota. Tra i due, il piatto che meglio racconta il Dunkel resta la selvaggina in salmì, dove struttura e speziatura del vino trovano il loro contrappeso naturale.
Curiosità
Un dettaglio che sorprende chi non conosce ancora il vitigno è che il Lagrein, oggi identità quasi sacra dell'enologia altoatesina, potrebbe avere una parentela genetica diretta con il Pinot Nero di Borgogna: due vini che nell'immaginario comune non potrebbero sembrare più distanti, uno scuro, tannico, quasi cupo, l'altro chiaro ed eterico, condividerebbero secondo la ricerca ampelografica più recente una radice comune, un legame che nessuna guida turistica di Bolzano racconta ma che gli enologi della zona conoscono bene e che, quando lo spiegano ai visitatori davanti a un bicchiere di Dunkel, non manca mai di sorprendere anche i palati più esperti.
Temperatura di servizio consigliata
Il Lagrein Dunkel va servito tra i 16 e i 18°C; il Kretzer rosato rende meglio più fresco, tra i 10 e i 12°C.




