La prima volta che ho chiesto una bottiglia di Montepulciano in un'enoteca fuori regione, il proprietario mi ha portato un Vino Nobile toscano. Ho dovuto spiegargli che cercavo tutt'altro: un vitigno che con la città di Montepulciano non ha nulla a che fare, e che a quel nome è arrivato per una coincidenza che continua a generare equivoci.
Origine e storia
Il vitigno Montepulciano appartiene al versante adriatico dell'Appennino centrale: gli studi genetici più recenti ne collocano l'origine tra l'Abruzzo meridionale, le Marche meridionali e il Molise, una fascia di colline che degrada verso il mare. Le prime attestazioni scritte della sua presenza in Abruzzo risalgono agli ultimi decenni del Settecento, quando compare nei manuali ampelografici dell'epoca, anche se la sua diffusione capillare nella regione è un fenomeno soprattutto ottocentesco, legato alla progressiva sostituzione di vitigni meno produttivi con questa varietà più generosa. Fu nella Valle Peligna, l'altopiano tra L'Aquila e Pescara, che il vitigno trovò le condizioni ideali per affermarsi, per poi scendere nei secoli successivi verso la fascia costiera abruzzese, dove oggi è più diffuso e dove il clima mite dell'Adriatico ne favorisce la piena maturazione.
Sul nome resta l'equivoco più duraturo: nulla a che vedere con la cittadina toscana di Montepulciano, patria del Vino Nobile ottenuto da uve Sangiovese. Due vini, due regioni, due vitigni completamente diversi, che condividono solo una parola — e che ogni tanto, in un'enoteca fuori dall'Abruzzo, finiscono ancora per scambiarsi di posto sullo scaffale. L'ipotesi più accreditata è che il nome derivi da un antico termine dialettale legato alla forma dei grappoli, "montepulciano" appunto, poi sovrapposto per assonanza al toponimo toscano in epoca più tarda, generando la confusione che si porta dietro ancora oggi.
Zone di coltivazione
Oggi il Montepulciano è il secondo vitigno a bacca rossa più coltivato in Italia dopo il Sangiovese, con oltre 34.000 ettari registrati nel Catalogo nazionale delle varietà di vite. Il cuore resta l'Abruzzo, dove occupa la gran parte dei vigneti a bacca rossa della regione, ma lo si trova diffuso anche nelle Marche meridionali, in Molise e, in misura minore, più a sud lungo l'Adriatico, fino alla Puglia. È un vitigno versatile, capace di adattarsi a suoli diversi — dalle argille interne della Valle Peligna alle sabbie della fascia costiera — mantenendo comunque una riconoscibilità di fondo che i produttori abruzzesi rivendicano come tratto identitario della regione. Negli ultimi anni, accanto alle grandi cantine cooperative che da sempre garantiscono i volumi maggiori, è cresciuto anche un fronte di piccoli produttori orientati alla singola vigna, con una zonazione più attenta che sta portando alla luce differenze di suolo e microclima prima poco valorizzate. Le zone collinari interne, più fresche, danno vini più tesi e longevi, mentre le vigne vicine alla costa producono interpretazioni più immediate e fruttate, pensate per un consumo giovane.
Profilo organolettico
Vinificato in rosso, il Montepulciano d'Abruzzo si presenta con un colore rubino intenso che con l'invecchiamento vira al granato. Al naso è aromatico e pieno, con frutta scura matura, una nota speziata di pepe e accenni di tabacco e erbe mediterranee come l'origano. In bocca ha corpo pieno e tannino deciso, con un'acidità più contenuta rispetto al Sangiovese toscano — caratteristica che lo rende un rosso più immediato, meno spigoloso nei primi anni, pur non rinunciando a un buon potenziale di invecchiamento nelle versioni più strutturate, affinate anche in legno grande o barrique. Vinificato in rosato dà invece il Cerasuolo, dal colore ciliegia intenso, profumo vinoso e fruttato, palato secco e fresco con un caratteristico retrogusto di mandorla, oggi sempre più apprezzato come vino a sé, non più solo come sottoprodotto della vinificazione in rosso.
Denominazioni collegate
La denominazione principale è il Montepulciano d'Abruzzo DOC, che copre l'intera regione, con la sottozona di eccellenza rappresentata dal Colline Teramane, unica DOCG legata a questo vitigno, prodotta sulle colline della provincia di Teramo con rese più basse e un affinamento minimo obbligatorio più lungo. Dallo stesso vitigno nasce il Cerasuolo d'Abruzzo DOC, il rosato che porta la firma della regione con un carattere più deciso della media dei rosati italiani, spesso ottenuto con una breve macerazione sulle bucce che gli regala quel colore ciliegia così riconoscibile.
Abbinamenti tipici
Il tannino pieno e il frutto maturo del Montepulciano d'Abruzzo rosso chiedono piatti altrettanto sostanziosi: gli arrosti di carne rossa, la pecora alla callara o i formaggi stagionati abruzzesi trovano nel vino un contrappeso che non si lascia sopraffare. Il Cerasuolo, più fresco e sapido, si comporta diversamente: accompagna bene le carni bianche alla brace, i salumi di montagna e i formaggi freschi, dove l'acidità del vino pulisce il palato senza mai risultare invadente; è inoltre un rosato abbastanza strutturato da reggere anche primi piatti saporiti, come una pasta alla chitarra con ragù di carne leggero. Tra i due, il piatto che meglio racconta il vitigno resta l'arrosticino abruzzese alla brace, che con il Montepulciano rosso condivide la stessa anima di fuoco e territorio.
Curiosità
L'elemento più insolito di questo vitigno resta proprio la sua identità contesa: per anni, sui mercati internazionali, buyer e ristoratori hanno confuso il Montepulciano d'Abruzzo con il Vino Nobile di Montepulciano, arrivando a chiedersi se fossero lo stesso vino con nomi diversi. Non lo sono: uno nasce da un vitigno a bacca nera del versante adriatico, l'altro dal Sangiovese delle colline toscane attorno a una città che al vitigno abruzzese ha soltanto prestato, per caso geografico, la stessa parola. Un equivoco così radicato che alcuni produttori abruzzesi, per chiarezza verso i mercati esteri, hanno iniziato a specificare sempre e comunque la dicitura completa "Montepulciano d'Abruzzo" in etichetta, evitando la forma abbreviata che genera confusione.
Temperatura di servizio consigliata
Il Montepulciano d'Abruzzo rosso va servito tra i 16 e i 18°C; il Cerasuolo, più fresco per natura, rende meglio tra i 10 e i 12°C.




